Questo libro sa che il Reggae è una cosa seria, ma non dimentica mai che possiamo ballarlo.
L’era dei rude-boys, il bando di Walter Rodney, la crisi del fondo monetario, l’emigrazione di massa in Gran Bretagna, le cruente elezioni politiche, la prosperità del post-indipendenza e la successiva grande delusione, la polizia britannica, l’effetto Bob Marley, le miniere di bauxite e il turismo di massa, l’influsso della tecnologia sulla musica…bè, qui troverete tutto (Prince Buster).
In Bass Culture Lloyd Bradley esplora le origini e la trasformazione della musica reggae e dancehall, risalendo alle sue radici nel ricco patrimonio musicale giamaicano.
L’ascesa del reggae in Giamaica può essere attribuita a una combinazione di fattori sociali, politici e culturali che hanno concorso a creare una rivoluzione musicale; Bradley sottolinea anche i fattori socio-politici che hanno plasmato questi generi, in particolare l’impatto della storia coloniale della Giamaica, i disordini sociali e le lotte per l’indipendenza che hanno infuso nel reggae messaggi di resistenza e speranza.

Ska e Rocksteady
Fu in questo contesto che la musica reggae emerse come una potente forma di espressione; i testi affrontavano il disagio vissuto dai giamaicani, dalle difficoltà economiche all’ingiustizia sociale e all’oppressione politica; il reggae divenne la voce degli emarginati e diede loro un mezzo per esprimere le loro gioie, i loro dolori, le loro speranze e i loro sogni.
Le radici del reggae possono essere ricondotte allo ska e al rocksteady, stili emersi negli anni ’60, profondamente influenzati dai ritmi africani portati dagli schiavi e infusi con il jazz di New Orleans e il rhythm & blues americano; soprattutto l’r&b statunitense ha prevaricato il patois giamaicano, il mento, il burro e la pocomania, esiliandoli dalla città per riparare sulle colline e le aree rurali e, invece di canzoni giamaicane, le radio e i soundsystem suonavano r&b.
Con il passare del tempo il rocksteady ha mantenuto gli elementi ritmici dello ska, ma ha rallentato il tempo e questo cambiamento ha permesso di dare maggiore risalto alla linea di basso, che diverrà una caratteristica distintiva del reggae; proprio queste linee di basso profonde, che risuonano nei contesti socio-politici delle origini, vengono esaminate meticolosamente da Bradley e questa peculiarità finisce di conseguenza nel ripercuotersi nel reggae e soprattutto nel dub.
L’era dei Sound System
I sistemi audio giamaicani, con l’evoluzione della musica, sono diventati piattaforme per incontri comunitari, offrendo uno spazio di espressione durante i periodi di turbolenza socio-economica; la musica non solo intrattiene, ma dà anche forza, consentendo alle comunità di esprimere le loro lotte contro l’oppressione e la disuguaglianza.
La musica trascende il mero divertimento musicale facendolo emergere come un canale per il commento sociale e di attivismo.
Il ruolo fondamentale che, i sound system fossero diventati centri dinamici della vita comunitaria e dell’espressione artistica, diviene evidente quando citando impianti come ‘Trojan’ e “Stone Love”, risulta lampante che questi non solo fornissero intrattenimento, ma facilitassero anche incontri sociali che favorivano un senso di appartenenza tra gruppi diversi.
I sound system, con i loro altoparlanti portatili e i Dj che intrattenevano la folla alle feste e ai balli, divennero il mezzo principale per far conoscere la nuova musica alle masse.
I primi sound system avevano nomi stravaganti: Tom Da Great Sebastian, considerato da tutti il più grande e con gli amplificatori più potenti, V Rocket, Count Smith The Blues Blaster, Sir Nick The Champ, King Edwards, Lord Koos of the Universe; nella seconda ondata di sound-man i nomi di punta erano Duke Reid (Trojan), Clement Dodd (Sir Coxsone’s Downbeat) e Prince Buster (The voice of the people).
Dj e Selector mostravano il loro talento e la loro creatività, portando spesso alla nascita di nuovi generi e stili all’interno della musica reggae e dancehall.
Il rastafarianesimo
Uno degli elementi chiave che ha contribuito alla popolarità del reggae è stato il suo legame con il rastafarianesimo; il Rastafari, un movimento religioso e culturale emerso in Giamaica negli anni ’30, sosteneva il rimpatrio in Africa, la celebrazione del patrimonio africano e il rifiuto dei sistemi di oppressione babilonesi in antitesi con Zion.
Dovendo far risalire la genesi del rastafari ad un momento preciso, questo potrebbe essere il 2 novembre 1930, il giorno dell’incoronazione di Ras Tafari, come imperatore Hailè Salassié I d’Etiopia; Ras e Tafari sono titoli tradotti dall’aramaico che significano rispettivamente principe o nobile e creatore.
Già negli anni ’50 il rastafari aveva preso piede tra i proprietari neri giamaicani fino a diventare una forza spirituale, sociopolitica e culturale di immensa rilevanza; nonostante la repressione dello stato giamaicano e la rivolta di Common Market del 1959, si valutava che si fossero convertiti al rastafarianesimo 100 mila giamaicani.
Molti artisti reggae abbracciarono le credenze rastafariane e le incorporarono nella loro musica, aumentando così il fascino del genere e risuonando con un senso di identità culturale tra i giamaicani

reggae e dancehall conquistano il mondo
La profonda influenza globale del reggae e della dancehall viene esaminata da Bradley in maniera approfondita e viene altresì evidenziata la capacità del genere di trascendere i confini culturali, citando come i temi della resistenza e dell’emancipazione abbiano ispirato movimenti come la lotta contro l’apartheid in Sudafrica, dove personaggi come Nelson Mandela hanno riconosciuto il ruolo del reggae nel sollevare gli animi durante i periodi di oppressione. Inoltre, la contaminazione con altri generi musicali, in particolare l’hip-hop che ha campionato o incorporato ritmi e stili lirici reggae nella loro musica, ampliando così la portata e la rilevanza del reggae. Bradley sostiene che questa fusione, non solo arricchisce la musica contemporanea, ma funge anche da veicolo per lo scambio culturale e il commento sociale, l’importanza di questo punto, risiede nel modo in cui si allinea con i temi più ampi del libro, dell’identità culturale e dell’innovazione artistica.
Tracciando il percorso del reggae e della dancehall dalle radici giamaicane ai palcoscenici mondiali, il libro sottolinea come questi generi, continuino a ispirare nuove espressioni creative e movimenti, preservando al contempo il loro messaggio iniziale di resistenza e unità.
Potremmo continuare ancora parlando dello Studio One e del Treasure Isle, del Black Ark di Lee ‘Scratch’ Perry, dei dubplate in acetato, di quando Byron Lee portò il primo basso elettrico in Giamaica, di Michael Manley e del suo PNP, dell’esodo giamaicano in Gran Bretagna ma vogliamo terminare qui, citando solo le ultime due righe del libro: “Se li imbottisci di violenza saranno violenti. Se li riempi d’amore saranno persone piene d’amore”.
Lloyd Bradley è un illustre autore e storico della musica britannico, famoso per le sue suggestive esplorazioni della musica e della cultura. Tra le sue opere più note figurano “Bass Culture When Reggae Was King” e “This Is Reggae Music The Story of Jamaica’s Most Iconic Music”. Lo stile di scrittura di Bradley è caratterizzato da una narrazione coinvolgente e da ricerche approfondite, che fondono aneddoti personali e approfondimenti storici per dare vita al ricco mosaico della musica reggae. I suoi contributi lo hanno reso una voce di spicco nella letteratura musicale, celebrato per la sua capacità di cogliere l’essenza dei ritmi caraibici e la loro influenza globale.
