Wax Poetics
Diggin' In The Crates!

“Il campionamento come macchina del tempo”: una rivista che ha insegnato a scavare nel passato per capire il presente dell’hip-hop.

Torres immaginava il campionamento come una “macchina del tempo” che permetteva all’hip-hop di tornare indietro e riscoprire i dischi del passato, sottolineando le relazioni simbiotiche tra funk, soul, jazz e rap.


Dalla Florida a New York

Andre Torres, portoricano laureato in pittura, e Brian DiGenti, laureato in inglese, dopo aver frequentato entrambi l’Università della Florida, nel finire degli anni ’90 si muovono alla volta di New York dove incontrano Kevin DeBernardi, creatore artistico.

Insieme, dopo aver condiviso innumerevoli incursioni nei negozi di dischi di New York come “crate-diggers”, decisero di fondare una delle riviste musicali che di lì a breve sarebbe divenuta tra le più importanti al mondo: Wax Poetics.


Primavera 2001: il primo numero

Primavera del 2001, Brooklyn NY, esce il primo numero autoprodotto di Wax Poetics: 80 pagine al costo di 6 dollari, un magazine trimestrale che mette subito in chiaro la sua missione di collegare generi vintage come il jazz, il soul e il funk con la cultura hip-hop del tempo, colmando le lacune critiche nella copertura mediatica che spesso ignorava le radici storiche dell’hip-hop.

La rivista mirava a trattare la doppia H “in maniera seria, quasi accademica”, collegando il vecchio e il nuovo attraverso approfondimenti sui pionieri e fungendo da manuale per i collezionisti di dischi di tutto il mondo.

Già dal primo numero, approfondendo figure come il batterista Idris Muhammad, il disc jockey Bobbito Garcia, il contrabbassista Charles Mingus, il compositore David Axelrod, i produttori Scotty Hard e Madlib, la rivista sottolineava l’attenzione verso musicisti leggendari e innovatori.

Gli articoli redatti enfatizzavano l’analisi contestuale rispetto alla semplice discografia, collegando i suoni vintage alla produzione hip-hop moderna.

L’editoriale come manifesto

A partire dal numero due del 2002, venne introdotto l’editoriale di Andre Torres che fungeva da prefazione personale, inquadrando il focus tematico e invitando i lettori a entrare nella mentalità curatoriale della rivista.

Questo elemento strutturale, combinato con approfondimenti sugli artisti tramite l’esplorazione delle pietre miliari, sottolineava l’impegno di Wax Poetics a fondere la voce editoriale con la profondità accademica.

La rivista si proponeva di dare importanza a un’estetica di alta qualità e da collezione, attingendo all’indole artistica dell’hip-hop nel design, nella fotografia e nell’impaginazione, per garantire che rimanesse un oggetto di valore piuttosto che materiale di lettura usa e getta.

Re:Discovery e la riscoperta del vinile

Con l’uscita del numero quattro viene iniziata una serie distintiva che prendeva il nome di “Re:Discovery”, offrendo brevi ma approfondite rivisitazioni di dischi vintage attraverso articoli collaborativi che ne sottolineavano l’influenza duratura nel tempo.

Il formato prevedeva contributi di più autori, tra cui storici della musica e DJ, che fornivano brevi descrizioni del contesto storico del disco, dell’eredità del campionamento e dell’impatto culturale, spesso accompagnate da fotografie a colori di stampe rare.


Un nome, una dichiarazione d’intenti

Il nome Wax Poetics richiama alla memoria l’essenza tattile dei dischi in vinile, riflettendo la sua devozione all’esplorazione dei manufatti fisici e culturali della storia della musica.

Il suo punto focale tematico enfatizza le influenze breakbeat e le connessioni con il campionamento hip-hop, mettendo in evidenza le simbiosi di genere attraverso i profili di artisti fondamentali le cui opere hanno profondamente influenzato le pratiche di campionamento nell’hip-hop.

Questo approccio deriva da una dichiarazione di intenti iniziale che cercava di colmare le narrazioni ignorate nelle origini della musica e nella cultura dello scavare a fondo nel beat, fornendo una profondità enciclopedica alle esperienze degli ascoltatori.


2005: l’ascesa a Dumbo

Arrivati al 2005, prima dell’uscita del quattordicesimo numero, la Wax Poetics Crew si era trasferita in un ufficio nel quartiere Dumbo di Brooklyn, riflettendo la rapida ascesa della rivista fino a diventare una delle testate musicali più influenti al mondo.


2007–2011: consolidamento e nuova immagine

Nel periodo dal 2007 al 2011, la rivista oramai divenuta bimestrale ha continuato a crescere significativamente, consolidando la sua posizione di pubblicazione capofila nel giornalismo musicale incentrato sui generi soul, funk, jazz e rare groove.

Sempre nel 2007, con l’uscita del numero diciannove, la rivista ha evoluto il design della copertina passando da illustrazioni generiche o foto di archivio alla presenza di artisti distintivi sulla copertina e sul retro, aumentando il fascino per i collezionisti.


Le antologie e la label

Restando nel 2007, Wax Poetics ha lanciato la sua divisione editoriale con Wax Poetics Anthology, Volume 1, un libro di 238 pagine con copertina rigida che raccoglieva e ampliava gli articoli dei primi cinque numeri della rivista (2001–2003), dedicati ad artisti dei generi jazz, hip-hop, soul e funk.

Ancora nel 2007 Andre Torres e Brian DiGenti fondano Wax Poetics Records come espansione della rivista, affidandone la direzione artistica ad Amir Abdullah.

Nel 2008 viene pubblicato Wax Poetics Anthology, Volume 2, il seguito di 240 pagine che raccoglieva ulteriori articoli di spicco dai numeri successivi al 2003, approfondendo ulteriormente il soul, l’R&B e gli stili connessi attraverso interviste e materiale visivo d’archivio.

Sempre nel 2008 Wax Poetics ha lanciato Wax Poetics Digital, un negozio online che consentiva ai clienti di acquistare download MP3 di alta qualità dei brani presenti nei numeri della rivista, segnando una prima espansione nella distribuzione di musica digitale.


La crisi della carta

Purtroppo, dopo l’enorme espansione nella prima decade del Duemila, a partire dalla metà del 2010, Wax Poetics ha dovuto affrontare una fase delicata dovuta al calo dei ricavi pubblicitari e del numero di lettori a causa del passaggio generalizzato ai media digitali e degli effetti persistenti della recessione sulle pubblicazioni cartacee.

Questa situazione ha contribuito a rendere irregolari le pubblicazioni e a ridurre le attività tra il 2012 e il 2016, in quanto era divenuto difficile mantenere in essere il giornalismo di nicchia in mancanza di un sostegno finanziario sufficiente.


2017–2018: la fine della distribuzione regolare

Il 2017 segna l’uscita di Andre Torres, fondatore e capo redattore, da Wax Poetics per dedicarsi al marketing del catalogo musicale presso Universal Music Enterprises.

Il co-fondatore Brian DiGenti, metabolizzato il disimpegno di Torres, ha assunto un ruolo di supervisione, ma la rivista ha continuato a lottare con problemi di sostenibilità che hanno portato alla cessazione della regolare distribuzione cartacea nel 2017.

A gennaio del 2018 Wax Poetics ha annunciato agli abbonati la cessazione degli abbonamenti cartacei dopo 16 anni, citando difficoltà finanziarie insormontabili dovute agli elevati costi di stampa e di spedizione internazionale.

In risposta, la pubblicazione è passata a un modello di stampa su richiesta distribuito attraverso piattaforme online, consentendo di continuare il giornalismo di approfondimento adattandosi al contempo alle ridotte esigenze operative.


2020–2021: il rilancio

Nel 2020, Wax Poetics è stata acquisita da due fan britannici della rivista, Alex Bruh e David Holt, i quali miravano a rilanciare il marchio dopo la sua pausa cartacea.

La transizione ha aperto la strada a una campagna di crowdfunding lanciata alla fine del 2020, che ha raccolto in poco tempo 120 mila euro da 1.400 sostenitori per finanziare il rilancio.

La piattaforma è stata ufficialmente riproposta nel febbraio 2021 come Volume Two, segnando il passaggio dalle sue origini incentrate sulla stampa a una comunità digitale basata sull’iscrizione dedicata al giornalismo musicale di lungo respiro e alle esperienze dei collezionisti.