Quando si parla di modern jazz contaminato, il nome di Te’Amir Sweeney (batterista di Aloe Blacc e collaboratore di Kamasi Washington) brilla di una luce particolare. Questo LP raccoglie i suoi due EP fondamentali, creando un viaggio sonoro che collega l’età dell’oro della musica etiope con la scena beat di L.A.
L’anello di congiunzione tra l’Ethio-Jazz di Addis Abeba e il beatmaking di Los Angeles
Lato A (Abyssinia): È l’introduzione alle radici. Brani come Habesha ci proiettano subito in un’atmosfera sospesa, dove il pianoforte distorto sembra uscire da un vecchio nastro ritrovato in un mercatino di Addis Abeba. Notevole la presenza di Miguel Atwood-Ferguson agli archi e Rebekah Raff all’arpa, che elevano il disco verso vette quasi spirituali.
L’album non è un semplice tributo. È una riscoperta genetica. Te’Amir riprende le scale pentatoniche tipiche dell’Ethio-jazz (quelle che hanno reso immortale Mulatu Astatke) e le immerge in una produzione downtempo e nu-soul di altissima classe.
Lato B (Abyssinia Rise): Qui il ritmo si fa più serrato, quasi a simboleggiare una rinascita. Afar Hustle è il pezzo perfetto per chi ama il funk etiope mescolato con l’hip-hop strumentale più raffinato.
La produzione di Te’Amir gioca molto sulle texture “sporche” e sature. Sul giradischi, brani come Randal In Addis (con il sax ipnotico di Randal Fisher) acquistano una profondità spaziale che il digitale non può restituire. La copertina trasmette immediatamente l’estetica afro-futurista e il legame con l’impero Abissino. Essendo l’unione di due EP, l’ascolto fisico permette di percepire la transizione emotiva tra la prima e la seconda parte.
Genere: Ethio-Jazz, Downtempo, Instrumental Hip-Hop, Global Beats.
Label: Tru Thoughts.
Artisti Simili: Mulatu Astatke, Dexter Story, Khruangbin, Flying Lotus.
