Ballare è un fatto politico, un fatto stupido.
Pensi che ti stai solo divertendo ma, quando sei in pista, rifiuti le regole e le responsabilità della vita che fai ogni giorno, metti in discussione i valori in base a cui aspetti l’autobus e sorridi al tuo capo ogni mattina.

Quando balli in un club è come in un certo senso ti stessi ribellando. La tua fuga può materializzarsi in una pillola, una fumata, qualche birra oppure, può bastarti la musica.
Può essere una fuga da te stesso. Sei li a ballare con centinaia, forse migliaia di persone, non sei soltanto un individuo isolato. La pista rappresenta un azione collettiva, a cui partecipi attivamente, di cui sei una componente essenziale. Crei l’evento, non vi partecipi solamente: lo spettacolo non esiste senza di te.
Thomas Edison aveva inventato il fonografo a cilindro nel 1877 mentre Emil Berliner aveva creato il grammofono a disco piatto nel 1887. L’apparecchio di Marconi, a frequenze radio già liberalizzate, nel 1917 trasmette qualcosa di diverso delle linee punti di Morse è solo a quel punto che, il segnale radio ed il grammofono uniscono le loro forze e, possiamo intravvedere dei candidati al ruolo di Disc Jockey.
IL Disc Jockey
Inoltre, nel 1907 Lee DeForest, noto come il padre della radio per aver inventato il triodo, rese possibile la radiodiffusione.
Il primo uso documentato dell’espressione Disc Jockey è datato 1941 quando la rivista Variety scrisse: “Gilbert è un Disc Jockey che canta sopra i dischi”. Il termine Jockey può avere diversi significati, oltre a quella di fantino, può indicare una persona con particolare abilità nell’arte della truffa, un imbroglione. In Scozia Jock è sinonimo di amico o compare mentre in America Jock veniva attribuito all’oggetto che un atleta indossava e che ne protegge la virilità: il jockstrap o sospensorio.
Il primo utilizzo dell’espressione Disc Jockey aveva probabilmente una valenza denigratoria; il dj maneggiava i suoi dischi con scaltrezza ma allo stesso tempo pareva che si guadagnasse da vivere in modo truffaldino.
Dj vs musicisti: la diffusione dei dischi alla radio incontrò la resistenza delle orchestre in quanto, dal vivo la riproduzione era nettamente superiore al grammofono. Dj vs editori musicali: quest’ultimi si schierarono dalla parte dei musicisti arrivando a minacciare di fare causa le stazioni radio. Dj vs etichette discografiche: quest’ultime rimasero scettiche sulle potenzialità del mezzo radiofonico in quanto, secondo loro, se la gente poteva ascoltare un disco gratis, era difficile che poi andasse a comprarselo.
La radio iniettò una straordinaria dose di energia nel mondo del fonografo e fu proprio nel contesto delle radio che il Dj vinse le sue prime battaglie; dalle umili origini di hobbista-sperimentatore, attraverso le varie incarnazioni come scaltro venditore, brillante rimatore e nero bianco, il Dj radiofonico mostrò quanto potere risiede nella voce e nella musica.
Il rivoluzionario concetto di ballare la musica suonata da un Disc Jockey non nacque a New York, e nemmeno a Londa o Parigi, ma in Inghilterra in una cittadina del West Yorkshire: Otley. Qui in una stanza situata al piano di sopra di un circolo per lavoratori, troviamo il primissimo esempio di Dj da discoteca.
Fu a Otley che un giovane eccentrico imprenditore, Jimmy Savile, con una sconfinata passione per lo swing americano, decise che gli sarebbe piaciuto riprodurre in pubblico la sua collezione di dischi.
Negli Usa, il Disc Jockey non mise piede fuori dalle radio fino agli anni cinquanta mentre Jimmy Savile nel 1943 ebbe l’idea di suonare dal vivo, armato soltanto di qualche fragile pila di 78 giri e un’apparecchiatura di fortuna; in una sala parrocchiale al prezzo di entrata di 1 scellino, con cavi sparsi per tutta la stanza. Saville riuscì a causa del surriscaldamento, a bruciacchiare anche il nobile strumento del locale qual era il pianoforte. Alle nove di sera aveva accumulato 11 scellini ma, i cavi si erano oramai dissaldati in diversi punti e, fu decretata la fine dell’evento.
LA NASCITA DEL Jukebox
Il Jukebox, una macchina antecedente alla figura del Dj, serviva anche per ballare; il termine Juking deriva dal dialetto gullah degli schiavi del South Carolina e della Giorgia e il suo significato originario era quello di turbolento e malvagio ma, divenne presto un’espressione comune nel gergo dei neri per indicare l’attività sessuale.
Come il rock&roll nato anch’esso come eufemismo per “fottere” anche il verbo juke divenne sinonimo di ballare. Brevettato nel 1899 da Luis Glass, un paio di anni dopo l’invenzione del disco, fece la sua prima uscita a San Francisco al Palais Royal Saloon e funzionava a gettone, ed inoltre era munito di un tubo per l’ascolto simile ad uno stetoscopio.
E’ però dagli anni ’20 del 900, con l’avvento dell’amplificazione, che il jukebox si diffonde fino a diventare uno strumento di marketing in quanto, in base al numero degli ascolti, veniva stabilito il grado di popolarità di un brano. Dopo la seconda guerra mondiale il dominio del jukebox divenne totale espandendosi ovunque e questo, insieme all’espansione delle radio, fu un fattore cruciale per l’esplosione dell’R&B e del Rock&Roll, ponendo fine alla dipendenza dei locali della musica live e spianando la strada all’avvento del Dj.
E’ il depresso nord dell’Inghilterra con le sue acciaierie ed il suo carbone che fanno da sfondo al Northern Soul ovvero, una cultura giovanile alimentata dalle droghe e composta in prevalenza dalla classe operaia, una cultura che, al contrario della musica House, sfuggi al controllo dell’industria musicale.
IL Northern Soul
Il Northern Soul era grosso modo la musica creata da centinaia di band e cantanti che copiavano il Detroit Sound prodotto dalla Motown degli anni sessanta; era la musica di artisti di scarso successo prodotta da minuscole etichette in piccole cittadine ma, tra la fine degli anni sessanta e la fine degli anni settanta, viene riesumata e portata in auge nel nord dell’Inghilterra
Il Twisted Wheel ubicato sotto terra al 26 di Brazenose street a Manchester, inizio la sua attività nel novembre del 1963 come locale aperto tutta la notte fino alle 7:30 del mattino, e qui si ballavano blues, soul, bluebeat e jazz; carburati da anfetamine, il sabato sera, 600 clienti ballavano un ritmo ben preciso. In pratica ben quindici anni prima, che la Rave Culture facesse la sua comparsa, Il Northern Soul fornì un modello pressoché completo: era un scena dove i giovani proletari si ritrovavano in massa, percorrendo grandi distanze per raggiungere posti sconosciuti, assumere droghe e ballare musica di cui non fregava nulla e nessun altro.
IL Sound System e LA NASCITA DELLA MUSICA Dub
Giamaica, prima dell’arrivo degli europei, gli Arawaks chiamavano la loro fertile isola Xaymaca ovvero isola della primavera, ed è proprio in questo luogo che il Dj spogliò i dischi dalle voci e prese in mano il microfono; poi spogliò i dischi ancor di più, separando ogni elemento sonoro e, da ogni disco dissezionato ne creava centinaia di nuovi, ognuno composto da un diverso intreccio di rumori. Si costruì un altissimo profilo di autoparlanti e li riempì di bassi tremanti ed alti stridenti: usando la musica come arma per combattere i suoi rivali, diede vita ad una cultura del ballo totalmente nuova, una pista da ballo senza strumenti musicali, solo una voce, qualche acetato e un Sound System.
Il dub nel contesto descritto sopra è un universo sonoro totalmente nuovo ed è stato descritto come “musica a raggi x”; un dub mix non è altro che l’ossatura di un pezzo con il volume del basso tirato su. Il dub suddivide un brano in singoli componenti, aggiungendo o sottraendo ogni elemento sonoro fino ad ottenere una nuova composizione. Dub viene da double, doppiare, nel senso di fare una copia. King Tubby, Augustus Pablo, Lee Perry, Winston Riley, Bunny Lee sono gli iniziatori, il resto è storia.
LA Disco
La Disco era una movimento globale, così lo percepiva inizialmente la gente, che in seguito, rimase però delusa nel vedere che, il suo spirito idealistico venisse calpestato in favore dei soldi e della celebrità. Per quanto la disco fosse sfarzosa e adorasse sicuramente il culto della notorietà, non si ebbe mai la sensazione che ne fosse guidata, piuttosto era guidata da una sotterranea idea di unità.
Il manifesto era la musica: love is the message. Prima che il successo commerciale la trasformasse in una parodia di se stessa, Febbre del sabato sera/Bee Gees/Abba/Village People, sradicandola dalla scesa gay di New York solo per gettarla tra le molli braccia dell’America mainstream, la disco era il genere da ballo più caldo, sexy, positivo e carico d’amore che sia mai esistito; la parola disco significava salvezza.
Francis Grasso è l’antenato di tutti i Dj moderni, il padrino di quest’arte, il primo Disc Jockey a fare le stesse cose che fanno i Dj di oggi.
Prima di lui il Dj era stato un cameriere musicale, che serviva le canzoni richieste dalla folla e, massimizzava i profitti del proprietario orientando periodicamente la gente in direzione del bar grazie ad alcuni lenti mentre Francis, non seguiva il menù suggerito ma, cucinava un banchetto notturno a base di nuove ed esotiche pietanze musicali.
Salvation too fu il suo locale d’esordio come Francis dj, ma è il Sanctuary, locale di 346 persone dove solitamente stazionavano mille clienti, dove Grasso ha fatto le sue fortune e dove fu uno dei primi ad attuare la tecnica del beat-mix ovvero la sovrapposizione della parte finale di una traccia con quella inziale di un’altra in modo che la grancassa risulti sincronizzata.
Oltre all’esistenza di pionieri come Francis Grasso, la rapida ascesa dei Dj da discoteca fu possibile grazie alle innovazioni degli impianti audio, ed il cambiamento avvenne con David Mancuso e il suo Loft dove venne applicata l’alta fedeltà agli impianti sonori commerciali, una cosa mai fatta prima.





Inoltre dobbiamo citare altri Disc Jockey come Nikky Siano al Gallery con i superbassi profondi, Lerry Levan e Frankie Knuckles al Continental Baths, Walter Gibbons al Galaxy 21, Tee Scott al Better Days e David Rodriguez al Ginza.
Hip Hop, Rap, Electro e Zulu Nation
Nel contesto del Bronx, fatto di grandi autostrade progettate dall’urbanista Robert Moses, martoriato da rivolte ed incendi dolosi e infine inondato da un fiume di eroina, alla fine, chi era rimasto, era solo chi non era riuscito ad andarsene; alcune zone parevano distrutte da un bombardamento e questo fu il quadro dove nacque una delle musiche più incredibili e rivoluzionare del pianeta, il Rap.

Una notte del 1973 Clive Campbell, giamaicano con lo pseudonimo di Dj Kool Herc, ad una festa fece un esperimento ovvero, provò a suonare una serie di break uno dietro l’altro omettendo le altre parti dei brani.
I break di Give it up or turnit a loose di James Brown, Funky Music is the Thing dei Dynamic Corvettes, If you want to get into something degli Isly Brothers, Bra dei Cymande oltre ad Apache degli Incredible Bongo Band, nonostante la tecnica di mixaggio rudimentale, che non cercava di fondere ma di sfumare un disco nell’altro mantenendo comunque il ritmo, tracciò la storia.
Per le orecchie che lo ascoltavano, lo stile di Herc era rivoluzionario, in quanto suonava musica che non si sentiva alle radio, riportando in auge le sonorità dell’hard funk che altrove erano state soppiantate dal soul ed dalla disco.

Se Kool Herc fu il dj che scoprì l’elettricità del Breakbeat, fu Grandmaster Flash a piazzare i cavi e attaccare la spina. Joseph Saddler, delle Isole Barbados, era una mente scientifica, e prese le idee di Kool Herc e le rielaborò facendone nascere uno stile, fu così che Grandmaster Flash trasformò l’Hip Hop da bizzarria a nuovo genere musicale.
Al termine del 1974, grazie al suo approccio scientifico, poté mettere in pratica una serie di teorie che gli consentivano di fare cutting e mixare come aveva previsto, erano nate come lui chiamava, il “Quick Mix Theory“, prendendo un frammento musicale e fare cutting a tempo di seguito, andando avanti ed indietro col disco in trenta secondi o meno e, la “Clock Theory” che consisteva nel disegnare una linea nell’etichetta del disco, simile ad una lancetta dell’orologio, per indicare il punto dove iniziava un determinato passaggio.

Lance Taylor anche lui con radici caraibiche provenienti da Giamaica e Isole Barbados, prima ancora che venisse conosciuto con lo pseudonimo di Afrika Bambaataa, era un membro dei Black Spades una delle gang del Bronx e questa esperienza oltre al suo amore per la musica lo portò a fondare la Zulu Nation.
Kool Herc aveva i volumi, Flash aveva la tecnica, Afrika Bambaataa aveva i dischi; molti nel Bronx avevano sposato funky, soul e disco ma Bambaataa invece, suonava qualunque cosa facesse ballare la gente e comprava qualunque disco purché avesse una manciata di secondi di ritmo funky.

Grand Wizard Theodore riusciva a fare qualcosa di straordinario: trovare l’inizio del break ad occhio e posare la puntina nel punto esatto, senza dover ruotare il disco all’indietro; quel simpatico nanerottolo che mixava in piedi su una cassa del latte ad un Block Party era un’attrazione notevole, molto prima che gli altri avessero previsto. Autoproclamatosi Grand Wizard Theodore, il ragazzino diede vita allo scratching, una tecnica che consiste di girare il disco avanti e indietro mentre si manovra il crossfader del mixer.
Fu Grandmaster Flash che elaborò il concetto di scratching e quindi l’idea, ma è Gran Wizard Theodore che riuscì ad elaborarlo presentandolo alla gente.
IL CONCETTO DI Turntablism
La tecnica Turntablism inizia con lo scratch e grazie a questo metodo, invece di suonare canzoni o frammenti riconoscibili di canzoni, il dj riusciva a sezionare la musica precedentemente registrata in parti così fini che gli permettevano di lavorare sui suoni, singole note, beat, rumori, e realizzare così delle composizioni: un vero musicista.
Musicalmente parlando, all’Hip Hop piace collocarsi in opposizione alla Disco; secondo il pensiero comune l’Hip Hop fu la reazione del ghetto all’omosessualità della disco, alla sua raffinatezza ed al suo ritmo monotono. In realtà, il debito dell’Hip Hop che ha nei confronti della disco in generale è alto, basta chiedere a Russell Simmons della Def Jam che era un assiduo frequentatore di Locali come il Loft ed il Paradise Garage.
Funk e Disco erano le musiche suonate dai Dj Hip Hop prima che la scena producesse brani propri; basta confrontare le scalette del Roxy e del Paradise Garage per vedere che le diverse canzoni sono le stesse: non si può trovare qualcosa di più disco di Good Times degli Chic, disco fondamentale soprattutto per Flash.
Nei primi anni ottanta, seguendo la trita dialettica della vita notturna, via via che la gente ricca e famosa lasciava i locali, i giovani squattrinati vi si riversarono a frotte. A New York dai dancefloor gay, che avevano prodotto la disco, iniziò ad irradiarsi una nuova vitalità underground, cosi come accadde nei locali etero neri ed etnici soprattutto italiani ed ispanici, dove fiorirono la musica Latinoamericana, l’Hip Hop e l’Electro.
I Dj di questi club si trasformarono di colpo in produttori e remixer: ora non avevano solo il potere di adattare la musica alla pista, ma anche di incidere materiale originale e metterlo in commercio. Nel frattempo la rivoluzione del silicio aveva provocato una riduzione delle apparecchiature da studio, sia in termini di dimensioni che di prezzi, quindi lo scarto tra djing e produzione si era assottigliato ulteriormente.
E nella prima metà degli anni ottanta, spinta dal desiderio di offrire alla gente un prodotto nuovo, una generazione di Disc Jockey fece quel salto: House, Techno, Garage, Hi-Nrg ed Electro videro la luce grazie a questi Dj i quali, furono tutti partoriti dal largo ventre della disco.
House, Techno, Garage
A Chicago gli esprimenti di Frankie Knuckles e Ron Hardy generano la House con l’ausilio di un esercito di bedroom producer armati di sintetizzatori e drum machine da quattro soldi; nella vicina Detroit invece si diede al mondo la Techno grazie alla perizia programmatoria di Juan Atkins, Derrick May e Kevin Saunderson mentre nel New Jersey, Tony Humpries fautore dell’eredità della disco più influenzata da soul e gospel, piantò le radici per quello che sarebbe diventato il Jersey Sound o Garage.
Grazie a un locale mitico come il Paradise Garage e alla sua sontuosa personalità, Larry Levan ebbe un impatto che pochi Disc Jockey hanno saputo eguagliare, gettando un ponte musicale sul terreno inesplorato che separava la Disco dalla House.
La musica House prese il nome dal locale Warehouse di Chicago dove Frankie Knuckles suonava anche se, all’inizio era semplice disco music; nel tempo Knuckles grazie ai suoi esperimenti attraverso un registratore a bobine, aiutato dal suo amico Erasmo Riviera, studente di ingegneria acustica, prendeva pezzi stravaganti o jazzati e li riarrangiava per renderli più adatti al dancefloor, allungando introduzioni e break e aggiungendo nuovi ritmi e suoni.
Questi esperimenti costituiscono le radici della musica House; l’estetica della House nacque infatti quando queste idee e tecniche iniziarono ad essere copiate, spesso in modi molto semplificati da dj molto meno abili e con attrezzature molto più spartane. Le uscite discografiche si moltiplicarono da un giorno all’altro perché, tutti si resero conto che con un minimo di attrezzatura di studio casalingo si poteva creare un brano, mentre scucendo qualche centinaio di dollari e scarpinando un po’, si poteva persino stamparlo su vinile.
Solo alcuni mesi prima i Dj si stavano arrovellando per scovare musica ritmata capace di accontentare le esigenze del pubblico; ora, si trovavano con una schiera di clubber trasformatisi in produttori che gli sventolavano i loro nastri sotto il naso e la conseguenza fu un aumento delle uscite in vinile dovuto alla loro pubblicazione.

Acid House e Techno
L’invenzione dell’Acid House è il perfetto esempio di come una tecnologia alla portata di tutti si possa distorcere creativamente nel nome della musica dance: il sequencer Roland TB303 era stato progettato per fornire un accompagnamento di basso ai chitarristi solisti ma quando Nathaniel dj Pierre Jones, Herb Jackson ed Earl “Spanky” Smith iniziarono a smanettare nei comandi, riuscirono a trovare suoni nuovi ed eccezionali: la loro produzione Acid Tracks venne fuori per caso poiché non sapevano far funzionare quella maledetta TB303 ed allora alzando i potenziometri a un livello massimo tirarono fuori un bip alieno artificiale.
Detroit dista meno di 500 chilometri da Chicago e a metà degli anni ottanta l’autostrada di collegamento veniva percorsa abitualmente da tre ragazzi, Juan Atkins, Derrick May e Kevin Saunderson, per andare a vendere dischi ai collezionisti; a Detroit questi tre produttori stavano costruendo uno scenario elettronico, uno stile modernista di soul sintetico che avrebbe preso il nome di Techno.
Questa musica, sbarazzandosi del fardello di tutto il sound del mondo precedente, voleva compiere un passo coraggioso verso il futuro; le altre forme musicali erano impegnate in operazioni di copia, emulazione e riciclaggio, insistendo su classiche melodie e celebri giri di basso, invece la Techno aspirava alla purezza della creazione pura. In una città annientata della perdita di fiducia nel progresso, la Techno provò a costruire una nuova fede nel futuro. Inizialmente fu considerata musica House realizzata a Detroit, ma questi produttori, non completamente immersi nella scena dei club come avveniva a Chicago, avevano più tempo per riflettere e si accostarono alla musica con più serietà e autoconsapevolezza.
Il nome Techno saltò fuori in fase inoltrata ed esattamente nel 1988 quando nel Regno Unito venne commercializzata una compilation di musica di Detroit dichiarandola The Nex Big Thing, ma è Juan Atkins, a cui serviva un nome ed un concetto a questa musica, che sbatté in faccia al giornalista di The Face il termine Techno nel 1990. La città della casa automobilistica Ford e dell’etichetta Motown, oltre che all’acido funk rock nero di George Clinton, negli anni ottanta, mentre le fabbriche decadevano e la città iniziava a morire, un trio di tecnorinnegati avrebbe sviluppato una nuova forma di musica.
E così il Disc Jockey diede alla luce l’R&B, tenne a battesimo il Rock’n’Roll e ne disseminò il verbo, diede forma al Reggae e fu brillante artefice della rivoluzione Disco. Poi, dalle forti radici della disco generò da solo l’Hip Hop, House, Garage, Techno e Hi-Nrg, per non parlare di tutte le propaggini e gli ibridi.
Senza prendersi un momento di riposo dopo cinquant’anni passati a creare generi musicali totalmente nuovi, il Dj partì alla conquista della sua posizione attuale: diventò produttore e inventò modi completamente nuovi di concepire e costruire la musica. I nuovi generi post disco diedero a non musicisti la possibilità di creazione musicale fino ad allora inesistenti.

Bill Brewster è un noto Dj, scrittore e storico della musica, celebre per aver co-scritto con Frank Broughton libri fondamentali sulla cultura Dj come Last night a Dj saved my Life e How to Dj Properly. Pioniere della club culture, ha contribuito a definire il genere, lavorando come Dj resident al Fabric di Londra e scrivendo per testate come Mixmag Usa, Muzik, The Face e The Guardian.
Frank Broughton è uno scrittore e giornalista freelance i cui articoli sono stati pubblicati su NME e Rolling Stone; è stato vicedirettore della rivista i-D.
